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Restauro famedio cimitero di Fiorenzuola d’Arda Piacenza

Categoria indoor Dimensioni 200 m2 Luogo Fiorenzuola d'Arda Piacenza Importo del progetto 90.000 Data di inizio 01.09.2019 Data di fine 30.05.2020 Cliente Comune di Fiorenzuola d'Arda Piacenza

IMG_5128IMG_5129IMG_5130IMG_5135Restauro famedio cimitero di Fiorenzuola d’Arda Piacenza
Partendo dal concetto di C.Brandi e dalla sua Teoria del Restauro, del 1963, secondo la quale “ … Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro …” la scalinata di Piazza Pianciani risulta essere pienamente legittimata come tale, premettendo come assunto che è possibile restaurare soltanto la materia dell’opera d’arte, la quale nella fattispecie non è scindibile dall’immagine urbana stessa, come normale evoluzione della Carta del Restauro (cfr art.7 del 1972 e smi: aggiunte di parti accessorie in funzione statica e reintegrazione di piccole parti storicamente accertate … anastilosi sicuramente documentate, ricomposizione di opere andate in frammenti, sistemazione di opere lacunose … modificazioni e nuove inserzioni a scopo statico e  conservativo nella struttura interna …)
L’opera d’arte nel suo tempo-vita può subire la distruzione (thanatos) per incuria e abbandono o per avvenimento traumatico, oppure la sua vita (bios) può essere prolungata con la cura materica, e può essere restituita la sua realtà di opera d’arte (eros) con un atto di filologia critica (atto di restauro).
Pertanto il restauro della scalinata deve mirare al ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte, purché ciò sia possibile senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell’opera d’arte nel tempo, in tal senso l’operazione appare pienamente eseguibile e condivisibile, in virtù dell’effetto anastilotico della materia (la stessa essenza lapidea rovinata e demolita dal mezzo della nettezza urbana e quindi ricollocata).
In questo senso, sempre secondo la teoria di Brandi la “materia è l’epifania dell’immagine” in quanto essa stessa è parte dell’aspetto dell’opera d’arte (bipolarità fra aspetto e struttura) e risulta essere unità potenziale dell’opera d’arte, l’unità dell’intero e non l’unità del totale, pertanto qualora non fosse possibile un intervento sull’opera unitaria l’integrazione della lacuna dovrà sempre essere riconoscibile, sebbene invisibile alla distanza a cui l’opera d’arte deve essere guardata, ed ogni intervento non renda impossibile anzi faciliti gli eventuali interventi futuri in termini di reversibilità e riconducibili tà iniziale.
In questo senso ci soccorre il concetto di tempo brandiano, vale a dire la durata nel momento in cui viene formulata dall’artista come intervallo fra la creazione e il momento in cui la nostra coscienza attualizza l’opera. Attraverso ciò nel restauro non si potrà riprodurre il tempo in cui l’opera fu formulata, ma bisognerà cogliere l’attimo temporale che raccoglie nel suo flusso l’opera d’arte conclusa e immutabile. Quindi IL famedio dei caduti del cimitero di Fiorenzuola d’Ardai dovrà tendere ai seguenti obiettivi:
Determinare una precisa analisi filologica, che si chiama identificazione dell’oggetto nella sua realtà, quindi conoscenza ovvero coscienza dell’oggetto;
Assolvere l’intervento di restauro storico (contestualizzazione con l’ambiente che lo circonda) intervento estetico (problema della patina e sua risoluzione);
Rendere dignità e conclusione allo spazio urbano: ossia l’ambito dove l’opera d’arte si inserisce;
Assurgere al riconoscimento dell’opera nella sua polarità di accezione storica ed estetica, quindi mirare alla salvaguardia dell’opera come immagine e materia;
Perseguire un’azione che a sua volta si esplica in 2 attività distinte primarie: riparare l’azione del tempo (restauro), modificando la realtà del primo atto o anche quella del secondo, riproponendola nella seconda fase in un nuovo contesto tramite una valorizzazione illuminotecnica;
Nella pratica si distinguono invece le seguenti caratteristiche riferite alle criticità degli interventi tipologici da affrontare e risolvere all’interno del progetto di restauro:
Fratture, mancanze nei gradini quota parte pedate e loro mancanza di requisiti antisdrucciolo
Muffe, incrostazioni, patine zona di calpestio e colonnini
Decoesione, sgretolamento, microfratture elementi lapidei
Ricomposizione e ricollocamento colonnini, previa loro consolidamento in coerenza con attività dello staff dei restauratori
Ricomposizione e ricollocamento balaustra, previa loro consolidamento in coerenza con attività dello staff dei restauratori
Ricomposizione e ricollocamento pilastri con decori, previa loro consolidamento in coerenza con attività dello staff dei restauratori
La metodologia operativa di restauro da seguire proposta risulta essere la seguente in accordo con lo staff dei restauratori, nonché in ossequio del Ministero dei Beni dei beni e delle attività culturali e del turismo – Decreto ministeriale 22 agosto 2017, n. 154 Regolamento sugli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati ai sensi del d.lgs. n. 42 del 2004, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016
Lav. C1 – Rilievo – Rilievo materico e del degrado con esecuzione di schedatura e mappatura dei materiali rovinati e distaccati dopo l’evento, e degli stati di alterazione degli altri elementi (secondo lessico NorMaL 1/88).
lav. C2 – Rimozione depositi incoerenti – Rimozione dei depositi incoerenti eseguita con sistemi manuali quali spazzole di saggina morbida e/o pennelli. Tale operazione ha lo scopo di eliminare dalla superficie i depositi incoerenti polverosi, il particellato terroso, le efflorescenze saline e le forme di origine biologica ormai devitalizzate. La pulitura dovrà interessare anche la cavità interna mediante aspirazione da eseguire ricorrendo a tubazioni di opportuna dimensione da introdurre utilizzando le discontinuità o lacune presenti.
lav. C3 – Preconsolidamento – Operazione finalizzata a preservare la superficie decoesa dai rischi connessi agli altri trattamenti da realizzare, primo fra tutti la pulitura. La stabilità provvisoria del sistema potrà essere perseguita ricorrendo ad applicazioni di soluzioni molto diluite di resine acriliche o di prodotti a base di ciclododecano che, per la sua intrinseca capacità di sublimazione abbandona spontaneamente il materiale in tempi relativamente brevi. Nel caso di elementi più circoscritti e di dimensioni significative si procederà alla applicazione di velinature o di microiniezioni di alcol polivinilico o di adesivi strutturali quali resine epossidiche.
Fase preconsolidamento
lav. C4 – Trattamento biocida – Devitalizzazione e successiva rimozione degli addensamenti e colonie di origine biologica (muschi alghe, licheni, ecc.) eseguito a mano con l’ausilio di spazzole previa applicazione a pennello o ad impacco di adeguato biocida. Allo scopo potrà essere fatto ricorso (previa campionatura ed anche in relazione alla fase vegetativa in essere) a prodotti a base di sali di ammonio quaternario od organo-stannici. A devitalizzazione avvenuta (il tempo sarà in funzione delle condizioni meteoclimatiche) si procederà alla completa rimozione della biomassa. L’operazione verrà ultimata con un abbondante risciacquo coadiuvato da spazzolatura con spazzolini in nylon eventualmente supportata da interventi puntuali a bisturi. Trattamento per la rimozione della vegetazione di ordine superiore mediante l’applicazione di erbicidi a largo spettro ad azione foliare
lav. C5 – Rimozione o abbassamento stuccature – Rimozione di tutte le stuccature ormai deteriorate e prive di funzionalità conservativa o estetica ed in particolare di quelle abbondantemente fessurate ed inconsistenti presenti a copertura degli inserti metallici collocati a rinforzo. Verifica mediante percussione di tutta la zona di copertura del basamento lapideo dei leoni e colonnini ed eventuale allontanamento delle aree compromesse.
Fase trattamento
lav. C6 – Trattamento elementi metallici – Riduzione manuale dello strato superficiale di ossidazione o di altri prodotti di corrosione e dei depositi, dagli elementi metallici ancora in grado di adempiere alla loro funzione da effettuare mediante bisturi e spazzolini. Applicazione di due mani di inibitore della corrosione avendo cura di interessare perfettamente tutta la superficie metallica e di proteggere il materiale lapideo circostante da eventuali interferenze. Applicazione finale di protettivo specifico per metalli nelle aree in cui questi ultimi sono destinati a rimanere allo scoperto.
lav. C7 – Fondi stuccature di integrazione – Rifacimento del fondo delle stuccature a copertura delle staffe metalliche inserite nei colonnini e loeni, da eseguirsi con impasti a base di calce aerea, calce idraulica naturale NHL 3,5 e frammenti a granulometria vagliata dello stesso litotipo di quello utilizzato per la realizzazione dei manufatti lapidei, eventualmente supportati da adeguata “armatura” di sostegno in fibra composita (o mista).
lav. C8 – Pulitura di primo livello – Pulitura generalizzata dell’intera superficie da depositi moderatamente aderenti da effettuare con ridotte quantità di acqua applicate mediante irroratore manuale e coadiuvate da blande spazzolature.
lav. C9 Pulitura ad impacco chimico – Rimozione dei depositi coerenti ed incrostazioni, ed oli combustibili nei depositi di stoccaggio dei frammenti rovinati, mediante ripetute applicazioni di impacchi di sistemi debolmente basici (es. bicarbonato d’ ammonio) supportati da idoneo addensante (polpa di carta, cellulosa, ecc.) oppure con resine a scambio ionico. In caso di incrostazioni dendritiche l’operazione dovrà essere preceduta da un assottigliamento delle stesse, da realizzare a bisturi o con sistemi comunque manuali e controllabili. Al termine verrà effettuato un accurato lavaggio con acqua deionizzata e spazzolini per l’asportazione di tutti i residui dell’impacco.
lav. C10 – Consolidamento e Riaggregazione superficiale – Ristabilimento della coesione nelle zone interessate da fenomeni di polverizzazione e decoesione superficiali, mediante applicazione di prodotti aventi significative proprietà coesive quali microemulsioni siliconiche, o di sistemi nanostrutturati.
lav. C11 – Incollaggi e fissaggio scaglie o segmenti lapidei – Riadesione di elementi lapidei lesionati, di quelli in via di distacco e di quelli che comunque presentino aree di criticità sotto il profilo statico-strutturale. Operazione da effettuare ne caso di frammenti di modesta entità mediante applicazione comunque sottolivello di adesivo strutturale (epossidico) a reologia controllata ed eventualmente caricato con silice micronizzata al fine di evitare colature e diffusioni indesiderate. Nel caso di frammenti di rilevante entità mediante inserimento di nuovi perni in acciaio inox 316 o in fibre composite, e successivo fissaggio del perno con resina epossidica. In ogni caso le stuccature andranno rifinite a livello con l’applicazione di impasto a base di calce aerea ed idraulica caricate con inerti selezionati.
lav. C12 – Integrazione lacune – Per le notevoli lacune presenti in corrispondenza degli elementi lapidei mancanti si dovrà procedere alla loro risarcitura da realizzare utilizzando un appropriato impasto a base di calce aerea e frammenti a granulometria vagliata dello stesso litotipo di quello utilizzato per la realizzazione delle colonnine e/o pilastri, da applicare su un adeguata “armatura” di sostegno in fibra, previo consolidamento accurato dei bordi della lacuna esistente.
lav. C13 – Stuccatura fessurazioni – Sigillatura di tutte le fessurazioni anche quelle di nuova formazione, dei giunti di collegamento tra i diversi elementi costitutivi e delle lacune con un impasto a base di calce idraulica a basso contenuto di sali, sabbia lavata di fiume e polvere di inerti idonei per colorazione e granulometria, additivato da elastomero fluorurato
lav. C14 – Microstuccatura di chiusura – Microstuccatura lungo i bordi delle esfoliazioni nelle aree di scagliatura e microfessurazioni al fine di aumentare la coesione fra i noduli e per impedire l’accesso dell’acqua meteorica da realizzare mediante microstuccatura di precisione con impasti a base di polvere del medesimo litotipo e calce idraulica naturale NHL 3,5.
lav. C15 – Ricucitura pilastri – Piccoli interventi di ricucitura della tessitura muraria reimpiegando i laterizi recuperati ed utilizzando malte a base di calce idraulica naturale NHL 3,5 e sabbia di fiume a granulometria selezionata per il loro allettamento previa pulitura sia dei laterizi, che elementi lapidei che dei giunti residui nonché adeguata umidificazione.
lav. C16 – Ristilatura pilastri – Ristilatura finale dei giunti da realizzare utilizzando impasti a base di calce aerea, calce idraulica naturale NHL 2 ed inerti selezionati per colorazione e granulometria.
lav. C17 – Protezione – Trattamento finale atto a ridurre gli effetti delle acque meteoriche sulle superfici lapidee ed al contempo a rallentare la ripopolazione da parte di biodeteriogeni. Operazione da effettuare mediante applicazione di prodotto a idrorepellente a base di oligomeri silossanici o di microemulsioni all’acqua per i leoni e di natura silanica per i pilastri. Ulteriore verifica di trattamento grip antisdrucciolo sulle pedate, tramite leggera abrasione della parte terminale del gradino
lav. C19 – Valorizzazione illuminotecnica – interventi di valorizzazione illuminotecnica, tramite inserimento di illuminazione diffusa a LED RGB con idoneo controller e scenario, che possa riqualificare la scalinata di Piazza Pianciani, con una personalizzazione di temperatura di colori ed immagine da rendere il complesso urbano unico e fortemente scenografico nel suo complesso.
Studio AARC.it
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